Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/492

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1706 LIBRO (erte sì grandi ingiurie dalle vicende de tempi. Degna da leggersi fra le altre cose è la lunga esattissima descrizione che delle fabbriche di Niccolò V ci ha lasciata Giannozzo Manetti (Script. rer. ital. t. 3, pars 2, p. 929, 94°)> c di quella singolarmente del Vaticano; la quale se ha poi dovuto cedere alle idee ancora più vaste di Giulio II e di Leon X, dura però ancora, e durerà eternamente nella memoria de posteri, per rendere glorioso il nome di quell’ immortale pontefice. V. Tante e sì magnifiche fabbriche innalzate in Italia nel corso di questo secolo bastano a dimostrarci ch’ ella avea allora gran copia di valorosi architetti. E di molti in fatti abbiamo le Vite presso il Vasari e presso altri scrittori di tale argomento. Io dirò solamente d’ alcuni pochi di cui ci è rimasta più chiara fama. Leonbattista Alberti dovrebb’ essere tra’ primi; ma di lui già abbiam favellato nel parlare de coltivatori della matematica. Anteriore di alcuni anni all’ Alberti fu Filippo di ser Brunellesco, di cui dopo il Vasari (Vite de’ Pitt., ec. t. 2, p. 108, ec. ed. Fir. 1771) ha parlato ancora il co. Mazzucchelli (Scritt. ital. t 2, par. 4 p. 2168, ec.). Nato circa il fu dapprima orefice, legatore di pietre e fabbricator d’ orologi. Poscia applicatosi alla scultura nella scuola di Donatello, fece in essa lavori molto pregiati, e fu ancora eccellente nell’ arte d’intarsiare i legni a varj colori. Lo studio della geometria, a cui si accinse sotto il celebre Paolo Toscanelli, e il viaggio di Roma, ch’ei fece con Donatello, finvogliarono di darsi tutto