Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/127

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


PRIMO l i 3 Jje il Man Croni sapendo di esser cercato dal duca di Ferrara, andò dapprima aggirandosi per le primarie corti d’Europa, chiedendo aiuto, j;t che non sia impossibile che Lucrezia ancora potesse per lui ricorrere ai’ medesimi principi. Una di queste lettere è da lei indirizzata al celebre Matteo Bandello, che allora era in Francia e in essa ricordagli il tempo in cui avealo avuto a suo maestro in Castel Giuffrè, e avealo udito spiegarle Euripide. E il Bandello medesimo dedicando una sua novella a isabella Gonzaga di Povino sorella di Lucrezia, ricorda i benefizii ch'egli avea ricevuti da Pirro Gonzaga e da Cammilla Bentivoglia lor genitori, e accenna insieme le Stanze da sè composte in lode della stessa Lucrezia (t 1, nov. 57). In fatti si hanno alle stampe undici canti in ottava rima da lui scritti su tale argomento (V. Mazzucch. Scritt. it. t. 1, par. 1, p. 203). Alla stessa Lucrezia dedicò egli una delle sue novelle (t. 2, nov. 21), e in onore della medesima abbiamo un’egloga e un epigrammna di Giulio Cesare Scaligero (Carm, t. 1, p. 278, 377, ed. 1591), e Ortensio Landi ancora, benchè senza il suo nome, diede alle stampe in Venezia nell*anno i552 un Panegirico in lode di Lucrezia, insiem con un altro in lode della marchesana della Padula. Una Raccolta ancora di Rime di molti diversi poeti in lode di essa fu pubblicata in Bologna nel 1565 (Quadrio, t. 2, p. 513; t. 7, p. 129). Il Quadrio dice che di Lucrezia si hanno alle stampe alcune bell opere, e fra le altre un volumetto di Rime (t. 2, p. 2^o)f e ch’ella mori Tiraboschi, Voi. X. 8