Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/136

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'22 LIBRO rime di Alberico; e il detto scrittore aggiugne ch’ egli era ancor felice nella poesia latina. Altre notizie di questo principe si posson vedere presso il sig. Domenico Maria Manni (Sigilli t. 18, sig. 1), il quale ancor fa menzione di Caterina duchessa di Camerino di lui zia, che dagli scrittori di quei tempi è lodata per singolar perizia nelle lingue greca e latina, e di cui pure hannosi alcune rime (Qnailr. I. eit P• 263) (*>. XXXVI. Così non v’ era parte d1 Italia che ne’ suoi principi non avesse comunemente splendidi mecenati delle scienze e delle arti. A imi» tazion di essi, molti ancora de’ più potenti (*) Alle lodi di Alberico Cibo deesi aggiungere ciò che abbiam poscia in altro luogo avvertito, cioè ch’ei fu uno de primi a sospettare che il celebre Ciccarelli fosse nelle sue Genealogie un solenne impostore. l)i lui fa un bell elogio il Tasso nel suo Amadigi: Ed Alberigo, a cui Massa e Cari ava Portan di marmi in sen varia ricchezza, A cui non fu l’alma natura avara D’alta presenza e di vini belUzza 1 Cui fortuna e virtù diedero a gara Tutti que' doni, onde l' uom più si' apprezza,, Liberal, saggio, valoroso e forte, Atto a fai' schermo alla seconda morte. c. C, st. »7. « Del principe Alberico Cibo, e di altri di quer.la il» lustie famiglia coltivatori a un tempo e promotori dei buoni studi, si è più lungamente parlato nella Biblioteca modenese (t. 2, p. 36, ec.). Veggansi ancora le mie Riflessioni sugli scrittori genealogici, ove a lungo ho trattato delle arti con cui il Ciccarelli tentò, ma inutilmente, di aver questo principe a fautore delle sue imposture •>.