Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/145

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f RIMO,3, ^testato di riconoscenza e di stima ad essa non meno che a questa città di Modena, di cui essa è uno de più ragguardevoli ornamenti. parlo della nobilissima famiglia de’ Rangoni di cui abbiamo altrove veduto in qual fiore ella fosse fin dal secolo XIII (t. p- 382) (a). Viveva al fine del secolo xv il co Niccolò Rangone figliuolo del co Guido; e benchè egli, com eran quasi tutti a quel tempo i più nobili tra gl Italiani, fosse uomo di guerra. il veggiamo ciò non ostante lodato come splendido protettore de dotti, e de poeti singolarmente. Ermi co Cajado portoghese, che studiava allora in Bologna, ove nei 15o i diede alle stampe le sue Poesie latine 7 oltre un epigramma con cui il descrive nell’atteggiamento di premere il dorso a un generoso destriero (Epigr l 1), a lui volle dedicare il libro secondo delle suddette Poesie, sul principio del quale volgendosi a’ suoi versi, così lor dice in lode del co Niccolò: Non penitus vobis l'autore?, carmina, desunt. Supplice Rangoni faudite corde preces. Nam fovet ingenia, et vatum miratur' acumen, Et multum vobis numinis esse putat. Sunt etiam dulces coelestia pignora nati, Quales crediderim vix genuisse Jovem. Inter quos Guido fratrum pulcherrimus hausit E nostro vates flumine factus aquas. Ite igitur, placidi nec Principis ora timete; Continget vestrae nulla repulsa preci. (a) Di lutti questi c di più altri personaggi di quella illustre famiglia si soii prodotte anche più copioso notizie nella Biblioteca modenese (t. 1, p. zi i, cc.).