Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/387

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PRIMO 3r»3 Manuzio scritte ad Agostino Angelelli da Fabbriano, dalle quali raccogliesi che questi ancora era diligentissimo raccoglitor di medaglie (l. 8, ep. 20; l. 9, ep. 7, 8?9). Una numerosa serie di medaglie imperiali avea parimente nei’ primi suoi anni raccolta Bonifacio Vannozzi pistojese, finchè entrato poscia nel clero prese ad adunar quelle dei' papi, com egli stesso racconta in una sua lettera (Vannozzi, Lett t. 1, p. 91). Il marchese Maffei ricorda la bella raccolta che di medaglie, di statue, di libri e di varie antichità d’ogni genere avea fatta Agostino Maffei in Verona al principio di questo secolo (Verona illustr. par. 2, p. 272). Alfonso Ariosto verso la fine di questo secolo avea talmente adornata la sua casa in Ferrara di ogni sorta di antichità, ch’essa pareva un museo; e, come narra il Superbi scrittore contemporaneo, non veniva a Ferrara alcun principe, o altro ragguardevole personaggio, che non andasse a vederla (Appar. degli Uom. ill. par. 3). Ma questi monumenti ancora andaron poscia dispersi, come mi ha avvertito il ch. sig. dott Antonio Frizzi nelle belle ed esatte notizie trasmessemi intorno agli Ariosti. Molti altri ne annovera, oltre alcuni de’ già accennati, Enea Vico, facendo il catalogo di quelli, delle cui medaglie egli ha fatto uso nella sua opera sopra esse, e sono Alessandro Corvino, Antonio Capodivacca, Giannandrea Averoldo, Giannantonio Cagnolino, Giorgio Canler, Marco Mantova (*), Matteo Foriero, {*) Tra quelli che nelle lor case raccolsero gran copia di antichità, ho accennato il celebre giureconsulto