Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/430

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4/6 LIBRO vivendo parcamente, il denaro da rendere agli amici che gliel avean prestato. Tornato poscia a Roma nel 1530, ivi finì di vivere a’ 9 di agosto del 1534, in età di 66 anni Delle opere da lui composte ci han dato un esatto catalogo i padri Quetif ed Echard, che ne hanno ancor rischiarate le principali epoche della vita (l. c. p. 14, ec.). A quattro classi si posson quelle ridurre; alle filosofiche, che nulla ci offrono, per cui debba farsene più distinta menzione; ai’ Comenti sulla Somma di S. Tommaso, ne’ quali sembra ad alcuni ch'egli talvolta abbia oscurato anzi colla barbarie scolastica, che rischiarato il testo di quel profondo teologo; a molti opuscoli teologici, fra’ quali ne ha non pochi contro le recenti eresie; e finalmente a" cinque tomi di Comenti sopra la sacra Scrittura. Questi ultimi furono all’autore cagione di gravi disgusti. Ambrogio Catarino, uomo d’ingegno acuto, ma fei vido oltre modo e amante della contesa, giudicò i Comenti del Gaetano pericolosi per le nuove e non più udite opinioni che in essi ei sosteneva, e si adoperò, parlando non men che scrivendo, perchè fossero condennati. Le difese che più anni dopo la morte del Gaetano furono presentate all’università di Parigi, ci mostrano che prima di morire ei seppe e vide faccuse del suo avversario; e le sue apologie congiunte al credito di cui godeva, fecero che il Catarino fosse allora costretto a non menar gran rumore. Ma poichè il cardinale fu morto, il Catarino pubblicò sei libri contro i detti Comenti, e gli offerse alla università di Parigi, la