Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/516

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Muxio 0*lini. 5oa uduo Bergamo e nunzio in Francia (Ughell. in. Episc. Bergom.), di cui abbiamo ancora un Comento sulle Epistole famigliari di Cicerone, stampato in Venezia nel 1555, e alcune Orazioni; Marco Vigerio vescovo di Sinigaglia, rammentato più volte con lode dal cardinale Pallavicino (l. 8, c. 4j <). c. j5)j Filippo Archinto prima senator di Milano, e da Carlo V onorato di cospicue cariche, poscia governator di Roma per Paolo III, e vicario dello stesso pontefice e di Giulio III, vescovo di Borgo S. Sepolcro, indi di Saluzzo, e finalmente arcivescovo di Milano, di cui ha scritta lungamente la Vita Giampietro Giussani. Questi e più altri, che potrei similmente venir nominando, io passo sotto silenzio; e fra l grandissimo numero di quelli fra gl'italiani che intervennero al concilio, mi ristringo a parlare ancor di due soli vescovi, cioè di Muzio Cali ni arcivescovo di Zara, e d’Isidoro Clario monaco casinese e vescovo di Foligno. XXIX. Poco era ciò che del Calini sapevasi; e il primo a rischiararne in qualche modo la memoria è stato il più volte citato P. Lagomarsini (Praef. ad Pogian. Epist. p. 21, ec.). Egli era bresciano della nobil famiglia di questo nome, e in età giovanile fu al seguito di Luigi Cornaro che fu poi cardinale, e con lui navigò all’isola di Cipri. Così raccogliesi da una lettera senza data di Paolo Manuzio a Francesco Luisini, in cui del Calini così gli scrive: Calinum puto non nosti. qui clarissimum picene ni /¡loysium Corncìium, singularis viri Jo. Comclii fiìium, in Crprimi insula ni scculus,