Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/518

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5o4 LIBRO virtù, coinè ci mostra una lettera di Lancillotto Gubernari canonico di Terni, pubblicata dallo stesso P. Lagomarsini. XXX. Più celebre è il nome del Clario, perchè più gran fama egli ha ottenuta colle dotte sue opere. E nondimeno non si è fino a nostri tempi saputo di qual famiglia egli fosse; perciocchè il cognome di Clario non è di famiglia, ma di patria, essendo egli nato in Chiari nel territorio di Brescia l’an 1495. Il sig can Lodovico Ricci da una lettera del can Lodovico Alessandrini amico del Clario da lui trovata nell’archivio della collegiata di Chiari, e insieme con alcune lettere del Clario stesso da lui data in luce (Calog. N. Racc. d Opti se. L 4* p■ 217), ha raccolto ch’ei chiamavasi al secolo Taddeo Cucchi. Entrato nell’Ordine di S. Benedetto nel monastero di S. Giovanni di Parma nel 1517, si avanzò tanto negli studi delle lingue ebraica, greca e latina, della teologia e della sacra Scrittura, che fu rimirato come uno de’ più dotti uomini del suo tempo. In Parma continuò per più anni il suo soggiorno e i suoi studi. Ma egli insieme cogli altri monaci dovette nel 1529) esser soggetto a qualche sinistra vicenda; e pare che con alcuni altri fosse costretto a partire da Parma: Scio te, scriv egli a Francesco Bellincini gentiluom modenese pretore in quella città, e uomo assai celebre nelle leggi (Epist. p. 243), posteaquam in exilium acti sumus, qua te animadverti esse erga nos benevolenza et pietà te, iniquo animo tulisse discessum nostrum, atque adeo fugam potius et relegationem; id quod viris omnibus