Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/54

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40 LIBRO ancora meritò gli elogi di molti fra gli scrittor di que tempi, per la protezione di cui onorava i dotti. Ma morto in età di soli trenM^P cinque anni non potè lasciarne que’ durevoli monumenti che, se avesse avuta più lunga vita, ne sarebbon rimasti. Vili. Giulio Ili, che fu surrogato nel 1550 a ! Paolo III, fu un di quegli uomini che sembrali - degnissimi delle più cospicue dignità prima di conseguirle; ma poichè vi son giunti, dimo*. strano di non aver forza a sostenerle. Le virtù e il senno di cui egli aveva date gran prove, singolarmente nel concilio di Trento, cui in nome di Paolo III avea presieduto, persuasero tutti ch ei fosse il più opportuno a succeder! gli. E ne’ primi giorni alle speranze corrispo-: sero i fatti. Ma l onor della porpora da lui conceduto a Innocenzo del Monte suo nipote adottivo, giovine degno di rimanersi tra’cenci, da cui il pontefice allor cardinale avealo tratto pietosamente, e poscia la vita molle e indolente a cui sotto pretesto della sua mal condotta salute si abbandonò, fece conoscere quanto sieno spesso incerti e fallaci gli umani giudicii. Quanto però ei fu infelice nell' onorare un ni potè adottivo, altrettanta lode ottenne per la medesima dignità conceduta a un suo vero nipote, cioè a Roberto de’ Nobili, il cui padre Vincenzo era figlio di Lodovica del Monte sorella di Giulio III. Non avea x*gli cbe tredici latine scritte da Ranuccio al padre suo Pier Luigi Farnese, le quali pruovano il progresso clic latto avea ne' buoni studi.