Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/590

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5 76 libro ì XLVUL Noi ci siam finor trattenuti in ra- gionar di coloro che o difesero i dogmi della cattolica Religione contro i loro nemici, o in qualunque alti a maniera gl’illustrarono co’ loro scritti. A questo capo appartengono parimente gli studi biblici. E qui ancora qual numerosa schiera d’interpreti ci si offrirebbe a parlarne, se di tutti far si volesse distinta menzione? Dovrebbe annoverarsi tra’ primi Isidoro Clario; ma di lui già si è ragionato tra’ teologi intervenuti al concilio di Trento. Potrebbe qui pure aver luogo Daniello Barbaro patriarca d’Aquileia, da cui abbiam avuta in latino la Catena di molti Scrittori sopra i primi cinquanta Salmi, e che avea ancora similmente tradotte le altre due parti (Mazzucch. Scritt. ital. t 2, par. 1, p. 252), e Matteo Marini dottissimo nella lingua ebraica; ma di loro dovrem dire a luogo più opportuno. Fra ’l gran numero di altri che si potrebbono annoverare, io ne scelgo, come per saggio, tre soli, Agostino Steuco da Gubbio, Giambattista Folengo e Sisto da Siena. Dello Steuco abbiamo una Vita scritta da d Ambrogio Morando bolognese canonico regolare e generale della Congr di S. Salvadore, ma non molto esatta, Io spero di poterne parlare con maggior fondamento, valendomi delle notizie che intorno allo Steuco mi sono state trasmesse. Fino da molti anni addietro il sig. auditore Francesco Marciarini, e il sig. proposto Rinaldo Reposati, da cui abbiamo poi avute le erudite Memorie della Zecca di Gubbio e delle Geste de’ Duchi d’Urbino, e da cui speriamo di avere la Storia degli