Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/100

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1253 LIBRO quali anni lesse l’Alciati in Bologna; perciocchè egli racconta (Exercitat. sparsim content. p. 26) che il desiderio di’ udire quell' uom sì famoso, gli fece intraprendere a bella posta un viaggio da Ferrara a Bologna; e forse egli andossene poscia coll Alciati a Pavia nel e tornò con lui a Ferrara nel i5.j3, e con lui di nuovo a Pavia nel 1547- frattempo, cioè nel 1545, viaggiò a Roma col conte. Paolo Scotti, del qual viaggio fa menzione più volte, rammentando gli antichi monumenti ivi osservati (Select. Numism. p. 93. 113, edit. Lugd. Bat. 1695). Nel 1546 era di nuovo in Ferrara, e ivi in quell’anno in età ancora tenera stampò le sue giovanili poesie latine col titolo Lucii Cornelii Contantii Landi Comitis Piacenti ni Lusuum puerili uni Libelli is. Ejusdem rei Rusticae laudes ad Octavium Puteum. Ejusdem lacrymae ad Hieronymum Mentuatum. Tornato indi a Pavia, in questa città compose i suoi Opuscoli legali, i quali ei dice di avere scritti, mentre abitava nella torre, in cui dicesi che fosse prigione Boezio (Enarrat. l. p. 27), ed essi furono poi stampati in Piacenza nel 1549 col! titolo: Ad Tit. Pandectarum de. justitia et Jure Enarrationum liber, ec. con alcuni altri opuscoli da lui intitolati Esercitazioni e Enarrazioni. Il desiderio di studiare la filosofia, condusselo a Padova, ov ei doveva essere nel 1551; perciocchè egli dice (Select. Numism. p. 122) di avere in quella città udita la morte di Alfonso Maianti ferrarese, giovane di raro ingegno, di cui era stato condiscepolo in Ferrara; e soggiugne che molte lettere e molti versi