Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/101

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TERZO 12.53 eleganti aveagli il Maianti inviati, ch’ei pensava di pubblicarne un orazione da Alfonso detta in Ferrara, e produce frattanto un Epigramma da sè composto nella morte di questo suo caro amico, e un altro di Giglio Gregorio Giraldi. Or il Maianti, secondo il Borsetti (Hist. Gymn. Ferr. t. 2, p. 372), morì in Ferrara nel i5:>i nella giovanile età di soli vent1 anni. Narra egli ancora di avere veduta in Padova la celebre Tavola Isiaca del Cardinal Bembo, mostratagli da Torquato di lui figliuolo insieme con altre pregevoli antichità. Sceptri autem... adhuc ex tot sibilimi in vencrandae vetusta lis aenea tabula Petri Bembi cardinalis quam superioribus annis, cum Patavii agerem studiorum philosophicorum caussa, ostendit mihi simul et Federico Granvellae adolescenti literato ac nobilissimo Torquatus Bembus Petri filius, cum alia multa antiquitatis signa ac opera, praecipue libros Virgilium, et Petrarcham, manuscriptos nobis adiiTtrarilibus idem benignissime videnda permisisset (Select Numism. p. 11). Ebbe a suo maestro nella filosofia il celebre Marcantonio Genova (ib. p. i5o)} e soleva ivi ancora frequentar molto la casa di Guido Panciroli, dalla cui ei udizione traeva molto vantaggio (ib.p.i4ì))j e quella di Tiberio Deciano professore di legge, presso cui era un copioso museo di antiche medaglie (ib. p. 88). Tornossene poscia di nuovo a Pavia, ove dice di avere abitalo fanno i556 nella casa medesima con Niccolò Visconti nobile giovane milanese (p. 101). Per gratitudine al suo maestro Andrea Alciati, ivi morto nel 1550, egli scrisse una lunga ed