Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/107

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TERZO 1259 nel 1549j gli illustrò poscia con ampii Comenti, e descrisse ancora l’antica topografia di Roma con altre dissertazioni su diversi puuti il * antichità (V. Argel. Script, mediol, t. 2, pars 1, p. 863). Sui Fasti medesimi scrissero indi il Sigonio, il Robortello, il Pan vili io, de1 quali si è già parlato. Abbiam parimente già detto altrove delle molte e dotte opere con cui rischiararono molti punti delle romane antichità i due Manuzii, Paolo e Aldo il giovane, e Fulvio Orsini. Lodovico Contarini dell’Ordine de Crociferi, che fu poi soppresso, diè alla luce in Roma nel 1569 una Descrizione dell Antichità, Sito, Chiese, ec. di Roma. Guido Panciroli scrisse egli ancora del Sito di Roma antica, e di altre cose di somigliante argomento 5 e altri Libri di tali materie, cui non giova il rammentare distintamente, si pubblicarono in quell universale entusiasmo che allora ardeva per lo scoprimento de’ monumenti antichi. Qui ancora appartengono le opere di Francesco degli Albertini sacerdote fiorentino, che sin dal 1510 divolgò i suoi tre libri De Mirabilibus novae et veteris urbis Romae, oltre altre opere, di cui fu autore (V. Mazzucch. Scritt. ital. t 1, p. 321)5 c quella di Andrea Fulvio, che due libri in versi latini diede alle stampe nel 1513 De urbis Romae Antiquitatibus, ed ei medesimo poscia li ridusse in prosa; i quattro libri delle Antichità di Roma di Bernardo Gumucci da S. Geminiano, e i discorsi su gli antichi edificii della stessa città del Serlio, e di altri illustri architetti da noi mentovati al suo luogo; i cinque libri De Antiquitatibus urbis Romae