Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/11

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TERZO II 63 Giuseppe Scaligero, non fu veramente italiano. Egli è vero che, se volessimo seguire gli esempii altrui, potremmo annoverarlo tra nostri, come figliuolo (di padre italiano, cioè di Giulio Cesare, di cui diremo altrove. Ma paghi delle nostre glorie, non invidiamo le altrui; e poichè Giuseppe nacque in Francia, ove già il padre trasportata avea la famiglia, di buon grado il cediamo a Francesi, imitando in ciò la moderazione del marchese Maffei che per questo motivo non gli ha dato luogo tra gli scrittori veronesi (Ver. illustr. par. 2, p. 307). La cronologia dunque in questo secolo non fu ancora ridotta a sicuri e generali principii, ma ricevette però molto lume dalle fatiche di que’ che scrissero sulla storia de’ tempi antichi, e singolarmente dall’eruditissime opere del Panvinio e del Sigonio, colle quali la storia greca, la romana e l’italiana de’ bassi tempi cominciò ad avere epoche ben fondate e distinte. Ma di esse diremo in appresso. Alquanto miglior fu la sorte della geografia per la cura che da’ nostri si ebbe e d’illustrar gli scrittori che ci danno idea dell’ antica, e di rischiarare coi’ loro trattati lo stato della moderna. Alcune traduzioni di Tolomeo e di Strabone eransi già vedute in addietro; e noi n’abbiamo parlato a suo luogo. Il primo che traducesse in lingua italiana la Geografia di Tolomeo, fu il celebre Pier Andrea Mattioli, di cui abbiamo già altrove trattato, ed egli la pubblicò in Venezia nel 1548, aggiungendovi insieme i Comenti di Sebastiano Munstero, e più altre osservazioni e tavole di Jacopo Gastaldo natio di Villafranca