Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/117

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


TERZO 1269 più volte di un viaggio che circa questo tempo dovette fare in Piemonte e in Savoia fino a Chambery e a Ginevra, e dice di averlo fatto cum Principe (Amor, l 4, p. 60, 62, 64 79), colla qual parola indica probabilmente alcuno della famiglia de Medici cui accompagnò, non so in qual occasione, in quel viaggio. Dopo esso ei si trattenne per qualche tempo in Napoli (ib. p.60), nel qual tempo scrisse a Niccolò Astemio, perchè seco si rallegrasse che lasciata la procellosa Roma, passasse a quell'ameno e tranquillo soggiorno (Carm, p. 105); ma fece poi ritorno a Roma, ove da Clemente VII per opera del datario Giberti ebbe la cattedra d’eloquenza e il titolo di protonotario e di cameriere segreto con.un canonicato, e qualche altro beneficio in Belluno (Amor. p. 79) (a), Frasi egli esercitato fino a quel tempo nel coltivare la poesia latina, e molte elegie ed altri componimenti amorosi a vea composti e pubblicati. In fatti il Valeriano è annoverato tra que poeti che fiorivano in Roma a’ tempi di Leon X e di Clemente VII. Francesco Arsilli tra gli altri ne fa menzione nel suo libro De Poetis urbanis di cui altrove diremo: Tu quoque seu Flacci, seu per nemora alta Properti Incedis, tibi habes Valeriane locum. Ed egli stesso accenna le celebri Cene coriziane, alle quali era solito d intervenire (Nun(a) Re beneficii e degl'impieghi ecclesiastici conceduti a Giampieño Valeriano, distinta notizia ci Ini data il

  • ig. abate Marini (Uegli Archiatri pontif, l. 1, p. taji).