Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/124

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127G • LIDR0 Tnanus hostium venisse, ex quo spes ejus omnes pendebant, ita animum despondit, ut aegritudini impar fuerit. Utinam ad ea, quae scripsit, tantundem laboris et judicii attulisset nam et minus offendisset, et doctis impensius satisfecisset Sane fuit vir ille bonus, et vere Christianus, et multa mihi amicitia conjunctus, utpote cui unum etiam ex libris antiquarum lectionum nuncupatini dicave rat, sed qui se unum haberet in consilio, et amicorum admonitionibus aegre manus daret; cete rum in studia et lucubrationes ad poenitentiam usque assiduus. Degna inoltre di osservazione è una lettera del medesimo Rodigino ad Erasmo, scritta da Milano nell’an 1519) (ib. t. 2, ep. 1046), stampata ancora dopo quelle del Gudio (p. 117), in cui, dopo aver detto che avea udito con dispiacere ch’ esso dolevasi di vedersi sovente da lui combattuto nella sua opera, soggiugne che quando egli la pubblicò, altro di Erasmo non avea veduto che i Proverbi j che quando ei gli ebbe in mano, conobbe che Erasmo avealo prevenuto in molte cose, e che perciò avea dovuto abbandonare un’ opera che stava scrivendo col titolo di Paraemiae, e che in vece un’ altra aveane fatta di nuovo, ch’ era appunto l’ intitolata Antiquarum lectionum: che dopo la prima edizione moltissime giunte vi avea egli fatte, per darne una nuova, un libro della quale volea dedicare al medesimo Erasmo, per far conoscere al pubblico quanto ei gli dovesse. Dell’ opera del Rodigino diversi sono i giudizii de’ diversi scrittori, come di quella dell’Alessandri, e io