Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/123

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TERZO. 1375 eloquenza in Milano in luogo di Basilio Calcondila poc’ anzi defunto. Fu ancora per qualche tempo professore di belle lettere in Reggio (*), come si raccoglie da un orazione di Pietro Morino, citata dal sig. Liruti (Notiz. de Lett, del Friuli t 2, p. 136), ma non sappiamo precisamente in qual anno. Nel 1521 tornossene a Padova, ed ebbe il piacere due anni appresso non solo di vedersi riammesso al Consiglio della sua patria, ma di venir destinato da essa ad andarsene a Venezia a conerai darsi col nuovo doge Andrea Grilli.* 11 conte Silvestri ha giustamente rigettata l’opinione di molti che il dicon morto in Padova nel 1520; ma egli ancora nonne ha fissata ben l epoca, inclinando a crederlo morto nel 1523. Una lettera di Celio Calcagnini ad Erasmo, che leggesi tra le Lettere di questo secondo scrittore (l. c. l. 1, ep. 750), ci mostra ch’ egli morì nel 1525 tra i di febbraio, in cui seguì la celebre battaglia di Pavia, e i 5 di luglio, in cui la lettera è scritta; e che il buon vecchio morì per dispiacere delle sventure del re Francesco. Ecco questo tratto di lettera, che ci fa il vero carattere del Rodigino: Jpse eli am Rhodiginus longum valere dix.it rebus humanis. Quum enim audisset ad Ticinum caesum pene ad internecionem Gallorum exercitum, et potenti ss imum Rcgem in (*) Celio Rodigino era professore di belle lettere io Reggio nel i5oa, e tu da lui disteso in quell'anno uno strumento di riconciliazione tra alcune delle principali iamiglie «ti quella città, come si legge in una Cronaca manoscritta di Reggio.