Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/122

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12^4 LIBRO ili cui io farò qui un breve compendio. Lodovico Celio Richieri (che di tal famiglia egli era, benchè da Rovigo sua patria prendesse comunemente il soprannome di Rodigino) fu figlio di Antonio Richieri, e nacque, secondo la comune opinione, verso il 1460. Attese alla filosofia in Ferrara sotto Niccolò Leoniceno, e poscia alle leggi civili e canoniche in Padova. Compiuti i suoi studi, passò in Francia, ove trattennesi non breve tempo, ma non sappiamo, nè quanto, nè in qual occasione, nè in qual impiego. Tornato in Italia, dal fino al 1497 fermossi in patria scelto a pubblico maestro, nel qual impiego fu confermato di nuovo nel 1503. Ma l anno seguente per le interne fazioni costretto dal pubblico Consiglio a lasciar quella cattedra, fu ancora nel 1505 cacciato da Rovigo con legge che non potesse più esservi richiamato. Trattennesi allora per qualche anno in Vicenza a farvi scuola di belle lettere, finchè al medesimo fine nel 1508 fu chiamato a Ferrara dal duca Alfonso I. Ma le guerre il costrinsero a partirne presto e a trasferirsi a Padova, ove in tempo di esse tenne privata scuola. Perciocchè a questi tempi io credo, che riferir si debba ciò che Beato Renano in una sua lettera del 1517 scrive ad Erasmo, in cui, dopo aver parlato con molto disprezzo dell’ opera del Rodigino, dice: Vi(listi tu hominem Patavii; nan illic din privati ni docuit; sed obscuri tunc nominis (Emani. Epist t. 2, Append. ep. 119). Nel i5i5 dal re Francesco 1 con assai ouorevol diploma fu destinato alla cattedra di greca e di Ialina