Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/158

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l3lO LIBRO così i libri, li rende al loro autore. A questo fatto sembra che alluda il Giraldi 7 ove par. laudo degli amici che avea lasciati in Roma, quando ne partì dopo il sacco, dice: Nec Jovius Medicus, vitam qui pmropnt unni * Histonis auro et multa mercede redemptis. Op. t. 2, p. 9i5. IlGiovio non fu ugualmente contento di Paolo III; perciocchè, bramando egli di esser trasferito al vescovado di Como, nol potè mai ottenére. L)i clic sdegnalo, quando stampò le sue Storie, premise ad esse una lettera di Andrea Alciati, in cui gli scrive dolendosi del grave torto che il pontefice gli avea fatto, e del pontefice stesso parla con gran disprezzo, lettera però, che si crede da alcuni finta dal Giovio stesso, anzi finallora ne corse il sospetto, come raccogliam da una lettera del medesimo Giovio (Let. p. 4$)• ih questo suo risentimento ci lasciò egli una troppo evidente ripruova in una sua lettera a M. Galeazzo Florimonte, scritta da Firenze a’ 3 di ottobre del 1551: Alla barba di Papa Paolo, dic egli (ivi, p. 58), mi fiorisce in capo la memoria viva,, laudato Dio, sebbene sono stroppiate le gambe, talmente ch' io spero vivere un pezzo dopo morte con lode et honesto piacere di coloro, che leggeranno le vigilie mie. Et se Papa Paolo non mi stimò degno della mitra della patria mia, posponendomi ad altri, et mi burlò per giunta della pensione promessa, non però resto d' esser vivo, et di contentarmi di quel tanto, che ho, accrescendolo con la frugalità mia,