Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/162

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1314 Linno che questo scrittore venga forse tacciato e ripreso più che non merita. Ma conviene ancor confessare che nelle confidenziali sue lettere troppo egli scuopre il suo talento di lodare e di biasimare secondo i riguardi che per lui aveano le persone di cui scrivea: Sapete bene scriv egli Lett. p. 12), che l' hi storia dee esser sincera, nè punto bisogna in essa scherzare se non in una certa et poca latitudine donata allo Scrittore per antico privilegio di potere aggravare et alleggerire le persone dei' vizii, ne quali peccano, come per lo contrario con florida et digiuna eloquenza alzare et abbassare le virtù secondo i contrapesi et meri li, loro. Altrimenti io starei fresco, se gli amici miei e padroni non mi dovessero essere obbligati, quando gli faccio valere la sua lira un terzo più che a poco buoni et malcostumati Lieti s afe te, che con questo santo privilegio ne ho vestito alcuni di broccato ricco, et al rovescio alcuni per loro meriti di brutto canovaccio, et zara a chi tocca, e se essi haranno saette da berzagliare, noi giocheremo di artiglieria grossa, et poi a rifare del resto a chi si harà il peggio. So ben io, ch' essi morranno, et noi camperemo dopo la morte, ultima linea delle controversie. E altrove ancora più chiaramente scuopre che l interesse era il primo scopo di tutti i suoi studi: Voi sapete, che adesso sto in ocio e non lavoro, quia nemo nos conduxit, idest imperavit quicquam Minervae nostrae. Cominciai già a descrivere delli Imperi del Mondo cognito, per mostrare di sapere! /ustorie moderne, et per mandarle