Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/161

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tf.hzo. 1313 che danno al Giovio la faccia di scrittor prezzolato (Dict. art. Jovius), e molti altri, che tutti afferman lo stesso, produce il Pope Blount (Cens. celebr. Auctor. p. Ci)3). Più apertamente di tutti si scagliò contro del Giovio Girolamo Muzio che ne fa questo giudizio: Il Jovio nelle scritture sue fu negligentissimo, e tutta la diligenza sua fu di proccacciar che altri gli donasse; et chi gli donava era il suo soggetto, Nel rimanente scriveva ciò, ch'egli udiva da costui et da colui senza chiarirsi del vero (Del Gentiluomo, l. 2, p. 166); e aggiugne che alcuni prendeansi beffe di lui,. raccontandogli solenni favole, ch’egli inseriva tosto nelle sue Storie; e che avvertito da alcuni ad esser più cauto, solea rispondere che ciò poco importava, perciocchè morti i viventi, ogni cosa sarebbesi avuta per vera. Il quale giudizio però parve troppo severo a Traiano Boccalini. Questi, dopo aver fatto accusare il Giovio innanzi ad Apolline (Centur. 2, ragg. 94) per le lacune lasciate nelle sue Storie, le quali egli avrebbe facilmente potuto riempire, se avesse in ciò occupato quelle preziose hore del verno innanzi la cena, ch egli gettò nel dar col suo giovial genio trattenimento a Cardinali Farnesi e Carpi, e per le troppe lodi da esso date a Cosimo de Medici e a’ marchesi di Pescara e del \ aslo pe’doni da essi ricevuti, fa dire al Muzio che le Storie del Giovio son piene di bugie) ma sfidato a provarlo, risponde che l ha udito dire, e perciò egli è dichiarato un di quegli ignoranti che accusavano il Giovio mai da essi non letto. Io credo, a dir vero,