Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/160

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l3l2 LIBRO dee intender di stampa, che non srguì se non dopo la morte del Caleagnini, ma solo di copie a penna che ne correvan per Roma. Con molta lode ancora parlò di lui e della Storia che stava scrivendo, in alcune sue lettere il Sadoleto, il qual ne loda non solo l’erudizione, ma la cortesia ancora, e il favorir che faceva senza alcun sentimento d’invidia gli studi altrui (Epist, famil. t. 1, p. 212, 351; t 2, p. ic)4, ec.). Io nulla dirò delle lodi che gli dà Pietro Aretino Lettere, t. 1,p. 272; t. 2, p. 53, 117), perchè ogni cosa in bocca di questo impostore è sospetta. Più sincere son quelle con cui Pierio Valeriano a lui dedica il trentesimo libro de’ suoi Geroglifici, ove n esalta la moltiplice erudizione, accennando singolarmente il libro De Pesci, che allora scriveva. Presto però cominciarono alcuni a veder nel Giovio uno scrittore il cui primario fine non era altro che quello di arricchir co’suoi studi, e di ottener premii e ricompense da quelli cui egli lodava, e di anteporre perciò, ove gli tornasse in acconcio, l’adulazione alla verità. Il Jovio, scrive Girolamo Negri a Marcantonio Micheli a’ 6 di dicembre del 1525 Lett, de Principi, t. 3, p. 550, ed. ven. 1577), è andato a Napoli ad affrontare il suo Marchese del Vasto, et ilmpcradore con le sue historie. E Benedetto Teocreno, scrivendo al medesimo Giovio che pregato lo avea a lodar le sue Storie presso il re Francesco I, dice di averlo fatto, ma francamente lo avverte a dire il vero, e a sfuggire ogni sospetto di falsità e di menzogna post Gudii Epist. p. 142). Il Bayle fa un lungo novero di scrittori