Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/182

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133.j LIBRO del Vasto suo padre e D. Ferrante (ivi,p. 259) e a questo fine scrisse egli pure nell’ an 1561 due lettere al re Cattolico (p. 300, ec.). Forse fu effetto di queste lettere l impiego ch’ egli ebbe di commissario in Pavia, ov ei recossi a tal fine nel luglio del 1562 (p. 390). Pareva destinato il Contile ad esser presente al nascimento di tutte le più illustri accademie; e come in Roma avea avuta parte in quella della Virtù, e nell’Accademia veneziana in Venezia, così l’ebbe in Pavia nella formazione di quella degli Affidati, di che altrove abbiam detto; ed egli rammenta un discorso ch' ei fece in essa improvvisamente sul Simposio di Platone (p. 418). In quella città, e probabilmente nell’ impiego medesimo, continuò egli a vivere fino a’ 28 di ottobre del 1574? (;ì,e fu l’ ultimo della sua vita. La Storia da lui composta, e pubblicata in Pavia nell’ anno 1564, fu intitolata: Istoria de’ fatti di Cesare Maggi da Napoli, dove si contengono tutte le guerre succedute nel suo tempo in Lombardia et in altre parti d Italia, la quale non è per altro nè per pienezza di notizie, nè per eleganza di stile, molto pregevole. Alcuni ancora gli attribuiscono, e fra gli altri il Ghilini, l’ Istoria delle cose occorse nel Regno d’Inghilterra dopo la morte d’ Odoardo VI, stampata nell’Accademia veneziana nel 1558. Ma non fu sola la storia in cui il Contile occupossi. Coltivò ancora la poesia, e ne abbiamo alcune canzoni intitolate Le sei Sorelle di Marte, e le Rime, alcune delle quali leggonsi ancora in diverse Raccolte. Il celebre Francesco Patrizi ebbe in