Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/195

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TERZO. 1347 Varchi non è venuta in luce che nel 1721 colla data di Colonia. Ma il Varchi non fu storico solamente. Ei fu oratore, e molte orazioni ne abbiamo da lui recitate o nella morte di ragguardevoli personaggi, o in occasione delle adunanze accademiche; nelle quali però è più a lodare la purezza della lingua, che la forza dell'eloquenza. Ei fu poeta, e se ne hanno alle stampe Rime, Capitoli, Egloghe e una commedia, e alcune poesie latine. Ei fu grammatico, e ne è celebre singolarmente l’Ercolano, di cui dovremo altrove parlare. Ei fu interprete, e tradusse elegantemente in lingua toscana il trattato di Seneca de’ Beneficii e la Consolazion di Boezio. Finalmente nelle molte lezioni da lui dette nell’Accademia fiorentina, di cui fu consolo nel 1545, fa conoscere la sua moltiplice erudizione, trattando in esse di quistioni fisiche e naturali e morali, e della poesia, e delle arti del disegno, e in più altri argomenti. In tutte queste opere si mostra il Varchi uomo erudito ed elegante nello scrivere, benchè troppo diffuso e verboso; nè le sue opinioni son sempre le più sicure, e una pruova fra le altre ne abbiamo nell’anteporre ch’ei fa Lezioni p. 585, 645, ec.) il Girone dell'Alamanni all'Orlando furioso dell’Ariosto, nel che forse l'amor patriottico accecò il Varchi, e lo espose alle beffe che perciò alcuni si fecer di lui, e singolarmente il Lasca (Rime, par. 1, p. 93). Ciò non ostante dovrà sempre considerarsi il Varchi come uno degli scrittori benemeriti della lingua e della letteratura italiana, e degno perciò di que' moltissimi elogi di cui l'hanno onoralo