Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/194

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l346 LIBRO che non comprende che lo spazio tra ’l 1527 e’l 1538, è nondimeno molto voluminosa, ed egli è tacciato non senza qualche ragione di una eccessiva lunghezza e di uno stile diffuso languido e spesso anche intralciato, difetti ai quali per avventura avrebbe posto rimedio, se avesse potuto darle l’ultima mano. Più grave e difficile a discolparnelo è l’accusa di una troppo aperta adulazione pe’ Medici suoi signori; ed ei fa conoscere ben chiaramente ch’egli riceveva da essi stipendio, e che avea venduta lor la sua penna. Ei si mostra ancor troppo facile nell adottare certi popolari racconti, tra’ quali è quello* dell’orribile e mostruoso eccesso di Pier Luigi Farnese verso il vescovo di Fano Cosimo Ghcri (*), da lui non solo troppo francamente affermato, ma anche troppo liberamente descritto nel fine della sua Storia, e la cui falsità, dopo più altri scrittori, è stata con evidenti pruove mostrata dal ch. signor proposto Poggiali (Stor. di Piac. t. 9, p. 228). Nel che però non fu solo il Varchi a narrar tal menzogna, che anche il Segni, e poi il de Thou inserironla nelle loro Storie. Quella del (*) 11 eh. P. Aliò mi ha avvertito che, pe’ documenti da lui veduti, l’eccesso commesso da Pier Luigi Farnese sulla persona del vescovo di Fano sembra a lui che debba ammettersi come certo. E lo stesso si è nllermato nelle Novelle letterarie «li Firenze (1778, col, 806), ove ancora alcuni di lai monumenti si sono accennati, lo avrei bramato che il fatto non fosse vero; ma la verità dee ad ogni cosa antiporsi, e io volentieri la ammetto, e cambio opinione, quando ella mi viene scoperta.