Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/203

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TERZO l355 papa costrinsero l’Ammirato ad andarsene, e a far ritorno a Lecce, ove frattanto fondò l Accademia de’ Trasformati. Volle di nuovo tentar la via della corte e si diè a servire Gianlorenzo Pappacoda che fu poi marchese di Capurio, confidentissimo della reina di Polonia Buona Sforza, che allor soggiornava in Bari e di nuovo si vide deluso nelle sue speranze, perciocchè, cambiatasi la fortuna, dovette far ritorno alla patria. Parea che l'avversa sorte avesse preso a perseguitar l’Ammirato. Per soddisfare al sempre querulo padre andossene a Napoli affin di ripigliare lo studio delle leggi, quando pochi giorni appresso, oltraggiato da uno, e venuto con lui a rissa, ne riportò una ferita. Dopo alcune altre vicende di minor conto, chiamato a Napoli nel 1567, fu destinato dal pubblico a scriver la Storia di quel Regno; ma veggendo che a’ comandi non corrispondevano i mezzi a intraprender l’ opera necessarii, sdegnato andossene a Roma, ove trovò bensì protettori ed amici, ma non ciò ch’ egli avrebbe bramato, cioè un mecenate, colla cui munificenza potesse sostentarsi con agio in mezzo a’suoi studi. Partito perciò da Roma, e corsa gran parte Helfltalia, arrestossi in Firenze, ove nel 15"o Cosimo de Medici gl’impose il carico di scriver la Storia di Firenze, e il Cardinal Ferdinando gli assegnò per abitazione il palazzo e la sua villa della Petraia, ed ebbe anche un canonicato nella cattedrale. Ciò non ostante, se udiamo lui stesso, egli si duole dell’infelice sua condizione, e per poco non ci si rappresenta come un mendico in varie sue lettere citate