Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/211

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TERZO i3C>3 con tale esattezza, che inutil sarebbe il cercar cose nuove (Scritt. ital. t. 2, par. 2, p. 733, ec.). Io potrò dunque esser breve nel ragionarne 5 ma mi sforzerò nondimeno di farlo in modo che nulla si taccia del! molto che a lui dee la letteratura italiana. Da Bernardo Bembo patrizio veneto suo padre, onorato di ragguardevoli cariche nella Repubblica, gran protettore de’ dotti, di che diede pruova fra le altre cose nel ristorare in Ravenna il sepolcro di Dante, e uomo assai dotto esso pure (Mazzucch, l. c. p. 726) ec.), ebbe Pietro l'esempio insieme e lo stimolo ad abbandonarsi tutto agli studi. Da lui e da Elena Marcella di lui moglie nato in Venezia a’ 20 di maggio del 1470 fu in età di otto anni a Firenze col padre inviatovi ambasciadore della Repubblica • c tornato dopo due anni a Venezia, sotto la direzione di Giovanni Alessandro Urticio studiò la lingua latina, e si avanzò nel corso dell’amena letteratura. Seguì poscia il padre che andò podestà in Bergamo nel 1489; e restituitosi due anni appresso a Venezia, per desiderio di apprendere la lingua greca, ottenne di andare nell’auno i4(J2 a Messina, ove da Costantino Lascari ivi allor professore fu in essa istruito. Sulla fine del 1495 passò a Padova, e alla scuola di Niccolò Leonico Tomeo coltivò la filosofia. Quindi l’anno seguente, tornato per voler del padre a Venezia, cominciò a disporsi ad aver parte nelle pubbliche cariche. Ma annoiato presto di quel tenore di vita nulla confacente alle sue inclinazioni, nel 1498 andò a riunirsi col padre inviato fin dal precedente anno dalla Repubblica