Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/235

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TF.RZO i387 di quell’ Alessandro di cui in questo capo medesimo si è ragionato, prima di ogni altro diè in luce una Storia di questa città. Ei visse sempre a se solo, e non ebbe alcun pubblico impiego, e occupossi di continuo in raccogliere, in notare, in copiare, in abbozzare tutto ciò che gli veniva alle mani, utile alla storia, all' antichità, alle belle arti. E frutto di questi studi sono i codici che ne abbiamo in questa biblioteca Estense, che dir si possono appunto zibaldoni e memorie, tra le quali poco vi ha di finito. Ei non era uomo nè elegante nello scrivere, nè molto critico nello scegliere; ma era laborioso raccoglitore di cose d’ ogni genere d'erudizione. Dodici libri egli scrisse in lingua italiana delle Storie ferraresi, de’ quali però nella prima edizione fatta in Ferrara nel 1556 si stamparono dieci soli, coi’ quali giugne al 1497 gli altri due furono aggiunti alla nuova edizione che ne fece nel 1646 Agostino Faustini, il quale pure la continuò fino alla fine del secolo xvi. I principi di questa Storia son favolosi, perciocchè ne è il principal fondamento la supposta Cronaca di Tommaso d’Aquileia, di cui abbiamo altre volte parlato. Il restante poi, benchè più veritiero, è nondimeno poco esatto e molto superficiale. Ne abbiamo ancora alle stampe alcune lettere latine, alle quali va aggiunto un trattatello intitolato De triplicipliilosopliia. Tra l’opere manoscritte la più pregevole c ricerche sulle Antichità Estensi e Ferraresi. Esse sono il primo, il quarto, il settimo, l’ottavo e il nono libro, ’lutto il rimanente si è perduto, o giace dimenticato.