Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/237

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TERZO 138() LVII. Nell’ anno medesimo in cui il Sardi pubblicò la sua Storia italiana, un’altra latina, ma assai breve, ne divolgò Cinzio Giambattista Giraldi ferrarese egli pure, e parente di Giglio Gregorio, ch ei però semplicemente appella col titolo di gentilis. Il ch. sig. dott. Giannadrea Barotti ha scritto di lui ampiamente ed esattamente (Mem, de Lett. ferrar, t. 1, p. 315); e a noi perciò sarà agevole il darne le più accertate notizie. Narra lo stesso Giraldi di aver avuto a suo maestro nella dialettica, essendo ancor giovinetto, e poscia alcuni anni dopo nella fisica, Soccino Benzi (De, Ferrar, et Atest. Princip. p. 40) nipote di quell'Ugo di cui si è parlato nel tomo precedente, indi nella medicina Giovanni Manardi, nella quale scienza ancora ebbe la laurea, e fu ricevuto nel collegio de' medici e de’ filosofi da Lodovico Bonaccioli (ib. p. 65); ed è falso certamente ciò che affermasi dal Papadopoli (Hist Gymn. patav. t. 2, p. 225), cioè ch ei fosse laureato in Padova. Nelle lettere umane fu istruito principalmente da Celio Calcagnini, benchè Marcantonio Antimaco pretendesse di essergli egli stato maestro; il che diede occasione a una lunga e acerba contesa tra essi, che dal sig. Barotti stesamente si narra. Fino da’ primi anni ei diede saggio di raro ingegno, e destò grandi speranze. E Giglio Gregorio Giraldi, nel più volte citato componimento da lui composto poco dopo il sacco di Roma, nominandolo, così ne dice: Nec mihi gentilis Cyntlii cognomini* d'ictus tu quo olim, quantum instar erit, nisi Pythia fallit. Op. t. 2, p. 914.