Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/258

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14 I O LIBRO nel 1555 da Annibal Caro a Silvio Antonia no, in cui si rallegra che il Pigna abbia preso a proteggerlo, e dice che si fa conoscere a tutti uomo dotto al pari che gentile (Lettere, t. a, letL 4<))i e un’altra lettera piena di lodi, cli c-» gii scrive al Pigna medesimo (ivi, lett 57). Nel ii)5f) viaggiò in Francia, ove era allora il principe Alfonso y e giunta colà in quel frattempo la nuova della morte del duca Ercole II, insieme col nuovo duca Alfonso II tornò in Italia, e nel viaggio stesso gli fu da esso imposto di comporre l’orazion funebre pel defunto suo padre, che poscia recitò in Ferrara, e diede alle stampe. Pare che allora il Ricci non avesse più quella sì alta stima del Pigna, che aveane in addietro perciocchè avendogli questi mandata la sua orazione, poichè fu stampata, insieme colla lettera dedicatoria ad Alessio Paganucci che vi avea premessa, egli assai laconicamente così gli rispose: Remi ito tibi, Pigna, orationem tuam, atque epistolam, ut vides, correr tam, ut, si cani iteri ini sis editurs, tuo optimo nomini melius consulas. Vale, et Riccium tuum ama (l. c. p. f><)-). Anzi il Ricci interamente riferisce la lettera dedicatoria, la qual leggesi tra le altre lettere di questo scrittore (ib. p.608). E veramente le orazioni del Pigna non son molto felici nè per l’eloquenza, nè per lo stile j e par che questo non fosse il genere di letteratura in cui egli fosse più eccellente. Presso il nuovo duca il Pigna crebbe sempre più in confidenza ed in grazia; e Paolo Manuzio perciò con lui rallegrossi che