Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/260

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I 4 I 2 LIBRO al Pigna, pregandolo a rivederla e a darla in luce. Apostolo Zeno riferisce questo passo del Bronziero (Note al Fontan. t. 2, p. 245), e si protesta di non far che il copista, e di lasciar libero il giudizio ad ognuno. Io ho voluto esaminar questo punto; e l’esame fattone mi ha convinto che niuno scrittore fu mai più ingiustamente del Pigna accusato di plagio. Ho confrontate insieme amendue le Storie, poichè, come ho detto, abbiam nell’Estense due codici di quella del Falletti; e tra l’una e l’altra ho scorta non picciola diversità. Lasciamo stare che il Falletti non giugne che alla fine del secolo xiii, e il Pigna s’innoltra fin verso la fine del xv. Lasciamo anche stare che il Falletti scrisse in latino, in italiano il Pigna. La Storia però del Pigna non può dirsi semplice traduzione di quella del Falletti; anzi ella è cosa talmente diversa, che, trattane la sostanza dei’ fatti, appena vi ha somiglianza tra l’ una e l'altra. Il Falletti fa spesso dissertazioni e ricerche; il Pigna continua seguitamente e senza interrompimento la sua Storia. Il Falletti reca sovente lapide antiche, iscrizioni del basso secolo, testimonianze di autori antichi e moderni; il Pigna appena mai ne fa uso: il Falletti introduce spesso i principi e i capitani a far lunghi discorsi; cosa che assai di raro si vede nel Pigna, il quale, se ne ha alcuna, essa è tutta sua, e non tratta mai dal Falletti. La sposizione stessa è comunemente diversa; e raro è che il Pigna possa dirsi semplice traduttore. Or se questo è plagio, pochi saranno gli storici che scrivendo cose da altri già scritte,