Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/283

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TERZO l435 andarsene in Francia. A’ 9 di aprile era di passaggio in Milano, ove tuttor trovavasi don Per• 1■ 1 i* * rinite, e volle pure assaltar di nuovo una piazza che avea finallora trovata inespugnabile, e gli scrisse il seguente viglietto che è tra le altre lettere inedite da me citate: Rispetto ai giorni Santi, dove siamo, dubitando io con la presenza visitare importuno l’ E. V. non ho voluto nondimeno con silenzio passare per casa sua, acciò che ella possa volendo presenzialmente, comandar a quello affezionatissimo servitore del valor suo, che le mie stampe le hanno dimostrato in varj tempi et luoghi. Ultimamente essendo in Trento per le mani di M. Francesco Buoninsegni nostro Fiorentino scrissi a V. E., nè ! avendo altrimenti più rivisto, mi è parso mio debito, che ella sappia, come io mi parto per la volta di Francia, accennato da Madana la Delfina, che non mi mancherà recapito in quel Regno o con lei, o con altri. Et così partendo questa sera a mezza postabaderò in questo mezzo la mano all E. V. pregando del continovo Dio, che la contenti. Nel suo Milano, et all’insegna del Cappello el di IX di Aprile del XLVII. È assai probabile che d Ferrante nulla avesse che comandargli, e il lasciasse andare con Dio. LXV. Quale accoglimento trovasse in Francia, non ho monumenti che il mostrino. LTumor incostante e capriccioso del Simeoni, ch’ei copriva sotto il nome di filosofica indifferenza e di amore di libertà, è probabile che non gli permettesse il fissarsi per lungo tempo al servigio d’alcuno. Certo egli nel suo ampolloso