Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/285

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TERZO >437 t/i Melfi, di fare non solamente pruova, ma ogni mio sforzo di viver liberamente, dubitando di non havere a conoscere mai più, non che servire, come fino a qui mi è intervenuto, un altro così discreto, amorevole, prudente, christiano, virtuoso, et giusto Signore, quale era egli. Ei tentò nondimeno, ma inutilmente, di entrare al servigio del maresciallo di Brissac successor del Caraccioli. Quindi postosi a’ fianchi di Antonio Caraccioli, figlio del suddetto principe di Melfi, mentre il vuol difendere da certe accuse appostegli, cadde egli stesso in sospetto di eresia, e per un intero inverno si stette prigione. Liberatone, si diè poco appresso a seguire il duca di Guisa, e lo accompagnò nella spedizione d’Italia nel 1557, dal qual viaggio tornato in Francia, pubblicò l’anno seguente in Lione due libri, l’uno in francese intitolato Les Illustres Observations antiques en son dernicr vojagc dItalie cn i55y, l’altro in italiano col titolo d Illustrazioni di Epitafii e medaglie antiche. Io non ho veduto nè l’un nè l’altro di questi libri, ma il Menckenio, che gli ha insiem confrontati, afferma che per lo più contengono le stesse cose. E soleva il Simeoni di fatto ripetere e rifrigger sovente ciò che avea già scritto. Perciocchè io osservo che anche in un’ altra opera da lui pubblicata in Lione nel 1560, col titolo: Dialogo pio et speculativo con diverse sentenze latine et volgari, ei descrive parecchi antichi monumenti ch’io credo certo che sieno in gran parte i medesimi, de’ quali nelle altre due opere già avea trattato. Innoltre il Menckenio riferisce un altro