Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/294

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1446 LIBRO' cui egli arca onorato della sua protezione, cioè in Giovanni Tosi di patria milanese. Di questo storico ho già parlato in un’ altra mia opera (P elerà Huniil. Mommi, t. 1, p. 3o.{, ee. • l. 2, p. 4°9? °c-)? e perciò accennerò solo qui in breve ciò che ivi ho più stesamente provato. Giovanni Tosi nato di nobil famiglia in Milano nel 1528, entrò in età giovanile nell'Ordine degli Umiliati, e pel suo sapere tanto più ammirabile, quanto più scarso era allora in quell Ordine il numero degli uomini dotti, vi ebbe onorevoli distinzioni, e fra esse le prepositure di Brera in Milano e di Sant' Abondio in Cremona. Quando alcuni tra gli Umiliati ordirono la congiura per toglier di vita S. Carlo Borromeo, il Tosi fu richiesto ad entrarvi, ma egli ne mostrò orrore, e minacciò di svelare i loro disegni. Egli però nol fece, e perciò fu egli ancora involto nella procella, chiuso per qualche tempo in prigione, e poscia rilegato per qualch’altro tempo nella Certosa di Garignano presso Milano. Rimesso per ultimo in libertà, il gran duca Francesco de Medici il nominò gran priore dell Ordine di S. Stefano, e presidente dell università di Pisa. In questa città ei trattennesi fin circa il 1585, e tornossene poi a passare gli ultimi anni della sua vita in Milano, ove anche morì a’ 3 di novembre del 1601. Mentre era ancora Umiliato, era stato inviato in suo nome dal marchese del Vasto Francesco Ferdinando Davalos governator di Milano al duca di Savoia Emanuel Filiberto; ed egli grato al favore di cui quel gran principe avealo onorato, e al