Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/33

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tf.uzo i J 85 questo dialogo per lo leggiadre cose che vi si narrano, sulle inclinazioni, sul commercio, sulla milizia, sui cibi, sul linguaggio, sul senno, sugli amori, sull’ospitalità degli uomini di diverse città d’Italia, e delle donne, in lode delle quali è tutto il secondo dialogo. Al fin di esso egli narra che libero da una grave malattia, che ivi il sorprese, tornò a Milano col Croce, che si diede a scrivere ciò che colà erasi tra loro detto j c che frattanto costretto, non sappiamo per qual ragione, a recarsi a Napoli, ivi diede a stampare que" Dialoghi, i quali di fatto in quella città furono pubblicati nel 1536, quando già il Landi da molto tempo n era partito. A questo viaggio di Napoli par che appartenga ciò ch’ egli si fa rimproverare dal confutatore de suoi Paradossi: Deh rispondimi, sciocco contemplatore de humane, cose, se per addietro dato non ti fosti alle Lettere, havrebbonti mai tanto vezzeggiato, mentre nel Regno di Napoli fosti, il sig. Principe di Salerno e il signor D). Francesco d Este? havrebbeti tanto amato teneramente il sig. D. Leonardo Cardine? Credimi pur. Hortensio, che se mostrato non ti fussi di varia dottrina ornato, che il sig. Galeotto Pico Conte della Mirandola, et huomo di sì nobil intelletto, non ti havrebbe a suoi servigi nei più travagliosi tempi della guerra richiesto (ciò non sappiamo quando avvenisse). Credimi pur, Hortensio, che se per il passato ti fusti mostrato sì delle dottrine poco amico, come hora fai, non ti avrebbe il sig. Conte di Pi figliano nel viaggio ». p, w Oc» m trancia per suo trattenitore (Confutaz.de*