Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/363

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TERZO 1515 liberalissimo Signore Signor Marsilio Andreasio Gentilhuomo Mantovano; ma perchè egli nol provò tale riguardo a se stesso, gli diè in altra sua opera una solenne sferzata, dicendo (ivi, p. 69); M’ è bene stato spesse volte messo per le mani da certe persone mezzane alcune prospettive da fare scene da Commedie, i quali pajono quello, che non sono, come è stato l Andreasio. In fatti nel 1558 fece una nuova edizione di quei suoi Pistolotti, e li dedicò al Magnifico M. Salomone da Fano Hebreo, et uomo alla nostra età degno d’honore. E questi corrispose infatti assai meglio alle speranze del Doni (Mondi, Ven. 1567, p. 314) ed egli perciò in una lettera che poi gli scrisse (ivi p. 285), gli dice di volere a lui confidare morendo tre suoi libri, i quali s’egli avesse scritti davvero, e fossero fino a noi pervenuti, sarebbon pure la piacevol cosa a leggersi. Il primo era quello de' Debitori e dei’Creditori, in cui notava il bene e il male che avea ricevuto dagli altri, e la pariglia che ne avea loro renduta per uguagliar la partita; il secondo era il libro delle Ritrattazioni, in cui diceva di aver parlato con lode di alcuni de’ quali anzi avrebbe dovuto dire ogni male, di aver biasimato altri ch eran degni di lode, ec. Il terzo era la sua Vita, scritta, dic’egli, da un valentuomo, ma ch era probabilmente lo stesso Doni. Questi tratti ci fanno abbastanza conoscere il carattere di quest’ uomo, degno veramente dell’ amicizia dell’Aretino, di cui abbiamo due lettere ad esso scritte (Aret. Lett. l. 5, p. 312, 315) nel 1550, nella seconda delle quali il prega a