Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/384

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l536 LIBRO medesimo divolgate, appena trovan lettori trattine que’ che vi cercano qualche notizia di que’ tempi (a). Quanto però alle seconde, il conte Mazzucchelli assai fondatamente sospetta che almeno in gran parte sieno esse state o finte, o alterate dall’Aretino. Una penna ravvoltasi fra tante sozzure ebbe ancora l’ ardire di volgersi a cose sacre, e di scriver Vite, Leggende, parafrasi di Salmi, ec., o perchè ei cercasse, con queste di ottener grazia ancora presso gli uomini pii, o perchè talvolta un passeggiero rimorso gli rimproverasse l’ abuso che fatto avea del suo ingegno. Ma checchè altri ne dicano, esse sono e sì infelicemente scritte, e alcune ancorasi piene d’errori, per cui sono state giustamente dannate, che ben si conosce che non era questo il campo che dovesse essere da lui coltivato. Alcuni hanno a lui attribuito il troppo famoso libro De tribus impostoribus, di cui tanto controvertono (a) 11 sig. abate Denina lia osservato che l’Aretino vantossi di essere stato il primo a pubblicar lettere scritte nella volgar nostra lingua; e eh’ei veramente fu il primo (Discono sopra le 1 icende della Letter. Berlino, 1*84, t. 1, p. t.5o). Se ciò è vero, convien confessare che noi cominciammo in ciò assai male. Nè credo che possa negarsi eh’ ei fosse il primo a dare alla luce le sue proprie Lettere italiane. Erasi nondimeno avuto un Formulario di Lettere.stampato in Bologna nel i485, e in Milano nel 15oo, e un altro Formulario di Lettere volgari di Cristoforo Landino stampato in Firenze nel 1 5i6, e quelVFpi.itolarc di Mario l' ilelfo, che sulla non troppo sicura testimonianza del Beughem accenna il Sassi (Ilio. Typogr. meclìol. p. 586,), stampato in Milano nel lABq e nel 1.io5, se pure esso è in Inigua italiana.