Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/396

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1 543 LIBRO ammesso in quel noviziato; e perchè egli era già in età di veutisei anni e nelle sacre non meno Illustrissima, sapendo, che ella stando in Roma la conoscerà et vedrà chiaramente, ch ella è una delle più perfette e caritatevole osservanze, che sia forse nel Cristianesimo, onde tanto più si fa laudevole il Possevino, il quale non potrà havere consolazione nmggiore in quest. i sua risoluzione, che saper d’haverla fatta in buona grazia di V '. S. Illustrissima, onde mi pregò) ch io volessi supplicarla di ciò umilissima mente per parte sua et mia, siccome fo con tutto il cuore, ancorchè io sia sicuro, che non occorre, essendo lei sempre stata contenta in tutte le cose del voler di Dio. Io quanto a me ne sento dispiacere, poiché oltre l haver perduta la Commenda, sono anco privo della persona, in quale a me era d infinito giovamento. Pure havendolo veduto così ben disposto et tanto infocato nel servizio di Dio, ne son restato contentissimo, sperando di potermene valere, hora più che mai in molte cose. Quello elicgli sia per fare, et la causa, che l abbia mosso a far questo, di lasciar la commenda et il mondo stesso, V. S. Illustriss, potrà da questa lettera vederlo, se le piacerà; la qual lettera egli mi scrisse, pensando volersi partire senza dirmi altro, dubitandosi che non mi dispiacesse questa sua andata. Pure essendomene io accorto da molti andamenti, egli me ne fece parlare da un di questi Preti della Compagnia, et finalmente ancor lui mi ragionò con tanto mio piai ere, che oltra questo ho voluto veder la lettera et tenerla appresso me. Hora la mando a V. S. Illustrissima supplicandola insieme, che essendo cosa sua si può dire in ultima rovina per non so che cosa occorse ad un fratello di M. Antonio, ella si degni scriver a Mantova in raccomandazione di suo padre, et in credenza mia, poiché con l autorità di V. S. Illustrissima spero di qui poter operar qualche cosa in sollevamento di questa misera casa, et con questa fine le bacio umilissimamente le mani, pregando Nostro Signore Dio che le doni ciò che desidera. Di Padova il XXII di Settembre del MDLP'II. I.n Lettera del Possevino, che qui accenna il Gonzaga, non si è trovala.