Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/46

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iiq8 libro clic diremo nel raccontarne la morte. Fin dall età fanciullesca in lui si scoperse un’ avidità insaziabile di studiare; e il desiderio di avere | a tal fine più agio lo indusse forse a prender l’abito agostiniano, in cui fatta la professione, J fu dal general Seripando, poi cardinale, mandato a Roma a compirvi i suoi studi. Nel 1553 \ ebbe il grado di baccelliere, e benchè in età 4 di soli ventiquattro anni, fu destinato a istruir nelle scienze i giovani dell’Ordì 11 suo nella stessa città. L’ anno seguente fu inviato a Firenze a insegnarvi la scolastica teologia; ma perchè,, questo studio non era conforme al suo genio, ottenne dal suo generale non solo di essere libero da tale impiego, ma di vivere ancora fuor del chiostro; ed egli sì saggiamente si valse della libertà concedutagli, ch’ essa gli fu confermata nel 1556. Trattennesi qualche tempo il Panvinio in Venezia, ov ebbe la sorte di conoscere il Sigonio, che nato prima di lui, già erasi molto inoltrato negli studi dell’antichità e della il storia, i quali erano ugualmente cari al Pan vi« ilio. Bellissimo è l’elogio che di lui fece in quel! tempo Paolo Manuzio: Onuphrius PativiniusA dic egli (l. 2, ep. 9), ille antiquitatis helluo spectatae juvenis industriae, et ingenio ac />' 0hH citate praestans, hic: est (cioè in Venezia), I eritqne, ut video, in aliquota menses. JmpriinitII suos Fastos rum Commentariis, sed saepe ////-fi gat obscuris de rebus cititi Sigonio nostro; seti I utriusque boni/as, muti tris amor excellcns atl I cognoscendam veritatem judicium, facit, ut in- J ter cos facile conveniat. E di questa amicizia I son certa prova le molte lettere dal Sigonio I