Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/48

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1300 LIBRO finì di vivere; e vuoisi che gli fosse affrettata la morte da un’ asprissima riprensione che il suo cardinale gli fece innanzi alla partenza da Roma. Per qual motivo ne incorresse egli lo sdegno, niuno ce ne ha lasciata memoria, e le congetture che alcuni han voluto farne, non hanno alcun fondamento. Intorno alla morte del Panvinio ha prodotti prima di ogni altro alcuni bei monumenti il P. Lagomarsini (Pogian. Epist t. 4 ì p- 93). Egli avverte dapprima che l' Ughelli ha errato nel copiar l efitaffio posto al Panvinio in Roma nella chiesa di S. Agostino, facendolo morto 18 Cal Mart., mentre realmente ivi leggesi 18 Cal. Apr. In fatti ei reca uno lettera dal Panvinio scritta in quel viaggio da Napoli a’ 18 di febbraio. Ei produce inoltre una lettera del celebre medico Mercuriale, che in quell ultima infermità assistito avea al Panvinio, scritta da Monreale ai 21 di aprile di quell anno e un’altra scritta dalla stessa città da Antonio Ellio patriarca di Gerusalemme a’ 20 ( di aprile al Cardinal Sirleto. In essa questi scrive che il Panvinio, attesa la facoltà avutane dal suo generale, avea a lui lasciata ogni cosa, con patto però che desse qualche soccorso a sua madre ch era in poverissimo stato; quindi avendogli scritto il Sirleto che il papa aveagli dato cento scudi d’ oro da far contare al Panvinio, il patriarca lo pregava a trasmettergli alla suddetta donna in Verona (¿1). Pruova per (a) L’eruditissimo sig. D. Francesco Daniele essendosi portato a Palermo, per raccogliervi le notizie alla sua bell’opera su que reali sepolcri opportune, e avendo