Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/497

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TEMO iG49 natura. Ma lo sbandir ch'egli fece l'usata rozzezza, e l additare il diritto sentiero che dovevasi seguire a divenir buon poeta, giovò non poco a coloro che gli vennero appresso, e che seppero imitare i pregi del Bembo, e insiem fuggirne i difetti. La maggior parte però de' poeti che vissero al principio di questo secolo furono anzi seguaci della maniera nel secolo precedente introdotta, che dalla nuova richiamata in vita dal Bembo j e le Rime di Gianfrancesco Caraccioli, di Diomede Guidalotti, di Baldassarre Olimpo, di Gabriello de Benedetti, di Girolamo Britonio, di Giampaolo Vasio, di Girolamo Casio de Medici, di Roberto Roncaglia e di moltissimi altri rimatori di questi tempi, che si annoveran dal Quadrio (t. 2, p. 212), ci pruovano abbastanza che il numero de buoni poeti fu sempre di molto inferiore a quel de’ cattivi. Tra questi possiamo annoverar parimente Girolamo Malipietro veneziano, Minor osservante, che si lusingò di poter volgere in sacro il profano amor del Petrarca, e pubblicò in Venezia nel 1536 il Petrarca Spirituale, esempio seguito poscia da altri con ugualmente infelice successo (V. Agostini,Scritt. venez. t. 2, p. 439). Assai più eleganti sono le Rime di Baldassar Castiglione, di cui detto abbiam tra gli storici, di Luca Valenziano tortonese, intorno alle cui colte Rime è degna d esser letta una lettera del ch. sig. Tommaso Giuseppe Farsetti patrizio veneto (Calog. Rare. (TOpusc. t. 45, p. 4‘7) e di quell’Antonio, (a) Del Valenziano non abbiamo altra notizia, che