Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/609

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TERZO I761 venire spontaneamente alla penna; nel che consiste quella facilità di cui non v’ha cosa più difficile in poesia. Quindi fra moltissimi scrittori di poesie bernesche pochi son gli eccellenti. Io nominerò dunque soltanto alcuni de più illustri. Francesco Maria Molza e monsignor Giovanni della Casa, da noi mentovati poc’anzi, in questo genere di poesia ancora si esercitarono felicemente, e le lor Rime burlesche soglion aggiugnersi a quelle del Berni e del Mauro. Ne abbiamo ancora alcune di Mattio Franzesi fiorentino, di cui fa un bell’elogio Annibal Caro in una sua lettera (t. 1, lett. 8); di Jacopo Sellaio bolognese, di Lodovico Martelli, di Lodovico Dolce, dell'Aretino, di Gianfrancesco Bini, intorno al quale abbiamo un assai diligente articolo nell’ opera del conte. Mazzucchelli (l. c t. 2, par. 2, p. iiZ'j)j di Benvenuto Cellini, di Angiolo Bronzino, di Francesco Ferrari modenese, e di più altri. Cesare Caporali perugino, che servì successivamente il cardinal Fulvio della Co r gii a, il cardinal Ottavio Acquaviva, e il marchese Ascanio della Corgna, e finì di vivere nel 1601 in età di settantun anni, fu un de’ più leggiadri poeti che in questo genere avesse l'Italia; e se egli non è uguale agli altri nell’eleganza dello stile, che non è sempre abbastanza colto, di molto li supera comunemente nella decenza e nell’ onestà delle immagini. Di lui si hanno più distinte notizie presso il Crescimbeni (Comment t. 2, par. 2, p. 264, ec.). Sia l’ultimo tra gli scrittori di piacevoli poesie Agnolo Firenzuola, di