Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/619

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TERZO I77I a’ 26 di dicembre del e a’ g di febbraio del i58o, ci scuoprono quanto fosse premuroso quel principe di averlo alla sua corte, e qual piacere provasse quando fu certo ch’ ei vi sarebbe venuto. Alcuni, seguiti anche dal conte Mazzucchelli, affermano che D. Ferrante dovette allor cederlo a Vespasiano Gonzaga duca di Sabbioneta, e che il Baldi a questo principe, coltivatore esso ancora e protettore splendidissimo de’ buoni studi, spiegò Vitruvio. Ma il soprallodato P. Affò, nella Vita non ancor pubblicata del Marliani, con buoni argomenti dimostra l’insussistenza di questo fatto, di cui crede che altro fondamento non v’abbia, che un sonetto del Baldi diretto al Sig. Duca di Sabbioneta, che studiava Vitruvio (Versi e Prose. p. 339). Ed è certo che nel Libro de’ Salariati, che conservasi nel detto archivio, il Baldi vi è segnato come matematico a’ 22 di novembre del 1580, sotto il quale giorno si ordina di pagargli ogni mese, cominciando dal giugno del detto anno, dieci scudi da lire cinque e otto soldi. L’anno seguente, se crediamo allo Scarloncini, uno degli autori della Vita del Baldi, volle il duca condurlo seco in (Ispagna; ma al principio del viaggio caduto infermo, dovette arrestarsi in Milano, ove dal santo Cardinal Borromeo fu amorevolmente assistito; e fece poi ritorno a Guastalla. Ma io temo ch’egli abbia confuso il nostro Baldi con Bernardino Baldini milanese, matematico esso ancora, filosofo e poeta (a)) perciocché tra le lettere inedite di (<i) Del Baldini oltre le notizie che ne abbiamo presso