Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/64

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1 a 1 G LIBRO diserto in cui ninno avea ancor osato di penetrare. E come farlo, a dir vero, con isperanza di felice successo, non avendo altra scorta che quella di pochi barbari e ignoranti cronisti, e le cui opere ancora giacevansi per lo più tra la polvere dimenticate e sepolte? Vide il Sigonio che l unico mezzo a riuscire nell intrapresa, era il visitare gli archivii, e dagli autentici monumenti che vi si conservano, ricavar l epoche certe de’più memorabili avvenimenti, e inoltre dissotterrare le vecchie cronache rozze bensì e ne’ tempi antichi favolosissime, ma sincere comunemente nello scrivere de' loro tempi. Nella prefazione a questa Storia afferma il Sigonio di avere visitato gli archivii tutti dell’ Italia, e della Lombardia singolarmente, di avere esaminati o per se stesso, o per mezzo di amici (tra i quali osserva il Sassi (Script rer. ital. t. 2, p. i j(>) die gran parte ebbe Giambattista Fontana milanese) i monumenti che in essi guardavansi, di aver raccolte quante cronache abbia potuto trovare presso le private famiglie scritte dopo il x secolo 5 e quasi per pegno della sua fedeltà pubblicò in Bologna nel 1576 il Catalogo delle Cronache e degli Archivii, de’ quali avea fatto uso. Ecco dunque il vero ristoratore della diplomatica, il quale, se non ridusse a certe leggi e a generali principii! quell' utilissima scienza, fu il primo però a conoscerne il vantaggio, e a saggiamente usarne; giacchè in confronto a ciò che fece il Sigonio, poco era ciò che alcuni altri scrittori, e il Panvinio medesimo, in ciò avevano fatto. Io so che in