Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/63

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TERZO 12l5 trallato De binis Comitiis et Lege Curiata contro Niccolò Grucchio, che le avea impugnate. La qual contesa però si ristette entro que’ termini di onestà e di convenienza che da letterati mai non dovrebbonsi oltrepassare. Alle antichità romane ancora appartengono il Trattato de nomi de’ Romani, e i tre Libri de’ loro giudizi, in tutte le quali opere ha il Sigonio esaminate per tal modo le cose, e sviscerata, dirò così, la materia, che poco hanno trovato a correggere e ad aggiugnere i moderni scrittori, trattone ove la scoperta di inediti monumenti ha dati su di ciò nuovi lumi. Dopo avere così illustrate le cose romane, il Sigonio scese più a basso, e in venti libri distese la Storia dell’ Impero occidentale da Diocleziano sino alla distruzione del medesimo impero j opera grande essa pure, e la prima a cui veramente convenisse il nome di Storia. Ma a cose ancora più ardue chiamavalo il suo ingegno. In tutte le opere sinora mentovate faceva bisogno, per vero dire, al Sigonio di un fino discernimento per esaminare e confrontare tra loro gli antichi scrittori, e per raccogliere da’ loro libri una giusta ed esatta idea di quelle cose di cui avea preso a scrivere. Ma finalmente in questo argomento non gli mancavano sicure guide, sulle cui vestigia i(inoltrarsi. Non così in un altro che il Sigonio ardì di tentare prima di ogni altro, cioè nella Storia de’ bassi secoli, ossia in quella del Regno d’ Italia dalla venuta de’ Longobardi fino all’anno 1199, continuata poscia da lui medesimo fino all'an 1286. Era questo un orribil