Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 4, Classici italiani, 1824, XIII.djvu/341

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terzo a3o3 Filippo Castelli (Vita del Triss. p. 33, ec.), e ad alcuni sembrerà forse ch’io abbia detto più ancor del bisogno. XXXIV. Più fervida ancora fu l’altra contesa che si eccitò tra gli eruditi Italiani, qual nome dovesse darsi la nostra lingua, se volgare dovesse ella chiamarsi, o fiorentina, o toscana , o italiana; lite veramente degna intorno a cui si affaticassero uomini di acuto ingegno e di vasta erudizione! Claudio Tolommei fu il primo che credesse ben impiegato un tomo in quarto per disputarne, com’egli fece nel suo Cesano, nel qual si disputa del nome, con cui si dee chiamare la volgar lingua, stampato nel 1555, e volle ch’ella si dicesse toscana. Il Trissino avea già sostenuto ch’ella dovea dirsi italiana, del qual parere fu poscia ancora Girolamo Muzio, il quale nelle sue Battaglie stampate nel 1582, opera in cui molte osservazioni contengonsi alla nostra lingua assai utili, impugnò a lungo Il Cesano del Tolommei. Il Varchi, che prese a scrivere il suo Ercolano ossia Dialogo delle Lingue all’occasione della contesa tra ’l Caro e’I Castelvetro, da noi altrove narrata, sostenne ch’essa dovea appellarsi fiorentina, e citò ancora in suo favore l’autorità del Bembo. Quindi l’Ercolano fu censurato esso pure dal Muzio nelle sopraccennate Battaglie, e dal Castelvetro, che pubblicò nel 1572 la Correzione di alcune cose del Dialogo delle Lingue. I Sanesi non stettero in questa contesa oziosi, e Scipione Bargagli, Celso Cittadino e Belisario Bulgarini pretesero che la nostra volgar lingua dovesse dirsi sanese. Qual fu il frutto di si lunghe c di