Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 4, Classici italiani, 1824, XIII.djvu/421

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terzo a383 Convenuto Garofalo (a) e Girolamo Carpi, tutti di patria ferrarese (ivi, t. 4 , p. 11 j t 5, p. 301 , 311), ma l’ultimo di essi oriondo da Carpi e della famiglia Grassi (Guarini, Chiese di Ferr. p. 25(5), gareggiarono essi pure co’ migliori dipintori} e Girolamo , oltre l’esser pittore, fu ancora architetto , e servì per qualche tempo in Roma al pontefice Giulio III, ma poscia j non pago del frutto che da tal servigio traea, tornossene a Ferrara, e ivi morì nel 1556. A questi deesi aggiugnere Jacopo da Ponte soprannomato il Bassano dalla sua patria, di cui può far maraviglia che il Vasari non faccia menzione, mentre pur era nato fin dal 1510. Ma di lui, oltre ciò che ne abbiamo presso più altri scrittori, ha di fresco ragionato con molta esattezza il ch. sig. Giambattista Verci (Della Pitt. bassan. p. 30, ec.), il quale, se esalta i rari pregi di cui fu Jacopo adorno, non ne tace pure i difetti, e parla ancora de’ quattro figli ch’egli ebbe, tutti seguaci delT arte stessa , che sono Francesco, Leandro, Girolamo e Giambattista, de’ quali i primi due singolarmente se gli accostarono assai dappresso. Sul (a) Ninno di que’ che hanno scritto intorno a Benvenuto da Garofolo, ha rammentate le pitture a fresco, «Ielle «juali egli ornò gran parte della cuiesa dello Spedale ora soppresso di Rubiera sulla via da Modena a Beggio. Yedesene tuttora segnato il nome , e insieme Panno in cui egli dipinse «pielle pareti, che fu il i543, inentr egli coniava sessantadue anni di età. ed avea già perduto 1’uso di un occhio. E sarebbe desiderabile che non si lasciasser perire, coinè pur troppo sembra che si debba temere.