Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 4, Classici italiani, 1824, XIII.djvu/429

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TERZO 2391 di un sì gran pittore non abbiamo ancora una Vita che si possa dire degna di esso. Il P. Orlandi nel suo Abecedario pittorico accenna un’opera che dovea pubblicarsi da Lodovico Antonio David pittore in Roma, in cui fra le altre cose egli avea scritta con molta esattezza la Vita del Correggio. Ma essa non è mai uscita alla luce. E io desidero che qualche valent’uomo si accinga una volta a riparare il torto fatto finora al più gran pittore che abbia avuto la Lombardia. Meritano di esser lette due lettere di Annibale Caracci scritte da Parma nel 1580, nelle quali, dopo aver vedute le pitture che ivi esistono del Correggio, ne parla da uomo estatico e trasportato, e non sa finir di stupirsi come un si grand’uomo, e, come egli il chiama, Angelo in carne, fosse mentre vivea conosciuto sì poco, e si poco ricompensato (Lett. pitt t. 1, p. 85, ec.). Di un altro Antonio da Correggio che fiorì poco appresso, e che era di profession miniatore in Venezia, io trovo menzione nelle Lettere di Pietro Aretino. In una scritta nel 1548 ad Andrea da Perugia, lo invita a venirlo a trovare imitando il raro miniatore Antonio da Corrcggio, che d hora in hora veggio (Lettere, l. 4, p. 183)} e in un’altra dello stesso anno al medesimo Antonio lo dice spirito vaghissimo nella vaga bellezza della paziente arte del miniare, e nomina Giulio di lui fratello che da Venezia dovea tornare a Correggio (ivi, p. 256). Di lui fa menzione ancora Ortensio Landi, il quale c’indica eli1 egli era della famiglia Bernieri: Antonio Bernieri pur da Correggio in età giovanile è miniatore di chiara fama (Cataloghi. p. 498)*