Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 4, Classici italiani, 1824, XIII.djvu/457

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terzo a4‘9 di Alberto. Questi avutane avviso, se ne sdegnò altamente, e trasferitosi a Venezia, menò gran rumore: ma altro non potè ottenere, se non che al Raimondi non fosse più lecito l’usurparsi la sua marca. Questi frattanto passato a Roma, continuò ad esercitar la Sua arte con perfezione sempre maggiore. Ma avendo intagliati que’ sedici disonesti rami, de’ quali si è detto nel ragional e di Pietro Aretino, per ordine di Clemente VII fu chiuso in carcere, e il gastigo forse sarebbe stato più grave, se l’autorità di gran personaggi non si fosse interposta ad ottenergli il perdono. Liberatone adunque , continuò ad occuparsi con sua grandissima lode in altre opere d’intaglio, le quali descrivonsi dal Vasari (t 4, p. 264, ec.). Nel famoso sacco di Roma ei perdette miseramente ogni cosa, e dovette con grossa taglia rendersi dalle mani de’ vincitori. Partì egli allora da Roma , e ritirossi a Bologna, ove, come narrasi dal Malvasia (Fels. pittr. t. 1, p. 68), si ha per tradizione eh’ ci fosse ucciso da un cavaliere, perchè avendo per lui intagliata la Strage degl’Innocenti, di nuovo l’avea intagliata per farne maggior guadagno. Fra i discepoli ch’egli formò in Roma , furon celebrati principalmente Marco da Ravenna e Agostino veneziano; Baldassarre Peruzzi ancora, il Parmigianino, che fu l’inventore dell’intaglio ad acqua forte, Battista vicentino, Battista del Moro veronese , Gianjacopo del Caraglio pur veronese, Giambattista e Giorgio mantovani, e più altri che (lai Vasari c dal Baldinucci si nominano (Cominciarli, c progr. dell arte d intagl.), c singolarmente TlRiVBOSCHI, Voi. XJJI. 29