Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 4, Classici italiani, 1824, XIII.djvu/458

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2420 LIBRO Domenico Beccatemi sanese (a) clic fu in quell’arte eccellente. Finalmente a perfezionar l’arte dell’intaglio giovò non poco l’ingegnosa invenzione di Ugo da Carpi, eli1 io descriverò qui colle parole medesime con cui ella descrivesi dal Vasari (l. cit. p. 284): Nè è mancato a chi sia bastato l’animo di fare con la stampa di legno carte, che pajono fatte col pennello e guisa di chiaroscuro, il che è stata cosa insegnata e difficile; e questi fu Ugo da Carpi, il quale sebbene fu mediocre Pittore, fu nondimeno iti altre fantasticherie tC acutissimo ingegno. Costui, dico, come si è detto nelle teoriche al trentesimo Capitolo, fu quegli, che primo si provò, e gli riuscì facilmente, a fare con due stampe, una delle quali a uso di rame gli serviva a tratteggiar l’ombre, e con C altra faceva la tinta del colore, perchè graffiava in dentro con F intaglio, e lasciava i lumi della carta in modo bianchi, che pareva, quando era stampata, lumeggiata di biacca. Condusse Ugo in questa maniera con un disegno di Raffaello, fatto di chiaroscuro, una carta, nella quale è una Sibilla a sedere, che legge, ed un fanciullo vestito, che gli fa lume, con una torcia, la qual cosa essendogli riuscita, preso animo, tentò Ugo di far carte con stampe di legno di tre tinte: la prima faceva l ombra; con l’altra , ch’era una tinta di colore più dolce, faceva un mezzo; e la terza graffiata faceva la tinta del campo più chiara, e i lumi della (a) Del Beccatemi si parla a lungo nello Lettere sa» ncsi dell’altre volte lodato Padre della Valle (l. 3, p. 200, cc.), il quale di più alili valorosi artisti sauesi Iia pubblicate copiose notizie.